Non mi compete questo, non voglio farlo.
Quante volte l'abbiamo sentito dire? Io tante, tantissime volte e, guarda caso, quelle persone sono spesso le più arrabbiate ed insoddisfatte dal proprio lavoro e dalla propria carriera.
A volte non ci si rende conto che il proprio lavoro, nella maggior parte dei casi, segna la differenza oroprio in questi dettagli. Carriere che crescono ed altre ferme al palo, spesso sono differenziate proprio dagli atteggiamenti delle persone nei confronti del proprio lavoro e di come ci si approcci a clienti, colleghi, fornitori, superiori.
Aiutare anche al di là delle proprie mansioni, mettersi a disposizione (nei limiti del possibile) fuori dai propri ruoli o orari viene spesso considerato un plus, non una debolezza e no, non sto affatto dicendo di prostrarsi sempre a fare ciò che ci viene chiesto dai colleghi che non vogliono lavorare o da superiori che si approfittano della nostra disponibilità, perché in questi casi estremi si parlerebbe di altro, come l'incapacità nel dire di no. Sto affermando soltanto che, nel lavoro come nella vita, il valore di ognuno di noi è identificato in quanto siamo in grado di far sentire a proprio agio chi interagisce con noi.
Il negoziante cortese, l'amico che sa ascoltare piuttosto che parlare di sé, il collega che ti aiuta fuori dalle proprie mansioni, sono quelle figure professionali ed umane che riescono a crescere più degli altri.
Il successo, nella vita e nel lavoro, si basa su quanto noi riusciamo ad essere "confortevoli" a quanto riusciamo a rendere migliori i minuti passati in nostra compagnia, a quanto siamo capaci di risolvere problemi e a quanto siamo capaci di portare valore nelle vite altrui.
